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martedì 15 luglio 2014

GiullareNews: Milano: scoperta molecola che distrugge le 'cellule' che provocano il cancro alla tiroide Istituto Nazionale dei tumori di Milano

 Trovato nuovo sistema che spinge le cellule tumorali a bere fino a scoppiare

Innanzitutto, iniziamo, in breve, a spiegare cos'è la tiroide e cos'è il carcinoma papillare della tiroide. La tiroide è una ghiandola, a forma di farfalla con due ali poste ai lati della laringe, situata nel collo appena sotto la cartilagine tiroidea (il cosiddetto pomo d'Adamo). Le due ali costituiscono i lobi della tiroide, mentre la parte centrale che la congiunge è detta istmo. La tiroide è una ghiandola endocrina e produce degli ormoni (ormoni tiroidei), che entrando in circolo nel sangue hanno la funzione di regolarizzare il metabolismo (azione dell'organismo nel gestire le sostanze nutritive ed inoltre regolarizzare il battito cardiaco e la temperatura corporea, ecc..). Gli ormoni tiroidei, a loro volta, sono messi in funzione solo mediante lo stimolo, da parte dell'ormone TSH (ormone tireostimolante), prodotto dalla ghiandola pituitaria, posta nella parte più profonda del cervello. La ghiandola della tiroide, quando si ammala può produrre un eccesso di ormoni (ipertiroidismo) o rallentare la produzione (ipotiroidismo), curate in entrambe i casi con terapie farmacologiche mirate.

Il tumore della tiroide, invece, è provocato dalla crescita anomala di un gruppo di cellule e può essere, sia benigno, sia maligno (il cancro della tiroide). Ci sono varie forme di tumore alla tiroide, come l'edenocarcinoma papillare (colpisce oltre il 75 % della popolazione), oppure quello follicolare (circa il 15%), il carcinoma midollare (meno del 5%) e il carcinoma anaplastico (meno del 1%) forma particolarmente aggressiva che da precocemente metastasi. I cancri avanzati della tiroide, possono invadere le strutture circostanti (laringe, esofago e trachea) causando difficoltà di respirazione e di alimentazione. Per curare questi tipi di tumore, si ricorre all'intervento chirurgico, asportando tutta la ghiandola. Dopo l'intervento, al paziente, vengono somministrati ormoni tiroidei per compensare quelli mancanti, e nei casi più a rischio di metastasi, si utilizza iodio radiattivo, per completare le procedure terapeutiche. Concludendo, il cancro alla tiroide è una malattia più comune di quanto non si pensi e le più colpite, in proporzione di quattro a uno, sono le donne rispetto agli uomini.

Durante il Congresso Mondiale European Association For Cancer Research, che si sta svolgendo in questi giorni a Monaco, i ricercatori dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, hanno presentato un nuovo metodo per distruggere le cellule che provocano il tumore alla tiroide. La ricerca, è stata pubblicata sulla rivista scientifica ONCOTARGET, è stata condotta dal gruppo di scienziati guidati da Maria Grazia Borrello dell'università meccanismi molecolari del Dipartimento di oncologia, ed è stata finanziata dall'Associazione Italiana ricerca sul Cancro.

Gli esperti, hanno scoperto che utilizzando una particolare molecola a contatto con le cellule tumorali della tiroide, le costringe a "bere" fino a scoppiare. Questa molecola "miR-199a-3p", che in genere è presente in bassi livelli nel carcinoma della tiroide, se viene reintrodotta è in grado di intossicare le cellule tumorali. La sua produzione, dicono i ricercatori, porta le cellule del tumore a riempirsi di liquido extracellulare fino a scoppiare, causando una morte di massa di queste cellule. Questo risultato è di interesse sia per i pazienti con carcinoma papillare della tiroide, sia in generale per terapie antitumorali innovative, spiega Maria Grazia Borrello.

Il carcinoma papillare della tiroide è in costante crescita e sebbene generalmente sia associato a una buona prognosi dovuta alla risposta positiva ai trattamenti chirurgici o con radio terapia, il 10% dei casi presenta una malattia progressiva e resistente alle terapia tradizionali. Inoltre essendo le cellule tumorali molto resistenti all'apoptosi (morte programmata delle cellule) l'identificazione di questa molecola "miR-199a-3p" che induce la morte delle cellule è di sicuro interesse anche per altre patologie tumorali. Recentemente, sulla rivista Cell, come sottolinea il direttore, Marco Pierotti, dell'Istituto dei Tumori di Milano, è stata data nuova evidenza all'argomento, in quanto è stato identificato un composto "VACQUINOL-1" in grado di indurre morte per metuasi in cellule di glioblastoma. La scoperta del gruppo di ricerca di Maria Grazia Borrello, costituisce un nuovo metodo di induzione della metuasi (ovvero del bere fino ad essere intossicati) aprendo nuove porte a terapie innovative contro i tumori.

E' una grande soddisfazione sapere che abbiamo, ancora in Italia, ricercatori di questo calibro e speriamo che le istituzioni aumentino le sovvenzioni per la ricerca.

Lucia Borrello

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