Google+ Il Giullare Cantastorie - Scrittori, artisti e band emergenti: Il figlio dell'uomo - Giacomo Ballarè

venerdì 16 maggio 2014

Il figlio dell'uomo - Giacomo Ballarè

Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l'uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell'uomo, perché te ne curi?"
- dal Salmo Ottavo

Sulla Terra sbocciavano i primi fiori nelle terre d'Europa e del Nord America, mentre in Brasile e Sud Africa si affrontavano i primi venti autunnali. Ma, sopra tutto questo, tutto era stabile, a ogni latitudine, a ogni longitudine, nei cieli tutto era uguale. Sopra il Mediterraneo, sopra la valle dell'Indo, sopra le foreste del Rio delle Amazzoni, sopra i monti dell'Himalaya e sopra le steppe dell'Asia, tutto era luce e pace, tutto era armonia e perfezione. Le anime dei beati cantavano e innalzavano le lodi a Dio Padre, l'Onnipotente; i Serafini glorificavano il Nome di Cristo; lo Spirito viveva in tutti e tutti vivevano nello Spirito. 
Un angelo era seduto là, proprio in quel punto da cui si vede tutta la Terra, si vede tutta l'esistenza terrena. Era solo e osservava gli Uomini, osservava i giorni e le generazioni, incuriosito. 
«Cosa guardi?» gli domandò Dio
«Guardo - rispose l'angelo - e tu sai cosa, poiché a te nulla sfugge »
«Dici il vero, ma dimmi comunque, cosa guardi?»
«Guardo il tuo Creato, l'opera meravigliosa delle tue dita; e allora osservo il cielo e le stelle, mi perdo in quelle luci affascinanti che scintillano nell'immensità del cosmo che tu, TU solo hai ordinato!»
«Angelo! non scherzare con colui che ti creò e di' cosa stai osservando»
«Osservo le tue opere sulla Terra, osservo le piante e la natura, gli animali e le stagioni, la perfetta armonia delle cose che corrono l'una dietro l'altra, gli attimi che scorrono verso il domani!»
«Ti ammonisco una seconda volta: non scherzare con colui che precipitò gli arroganti! di' cosa stai osservando»
«Perdona me, Creatore, ho scioccamente tentato di nascondere a te qualcosa, a te che scruti nell'intimo delle creature e che conosci ogni pensiero ed emozione: io osservavo gli ultimi da te voluti, quelli che creasti alla fine, che ponesti sulla Terra come custodi, osservavo quelli che ti tradirono, che ti tradirono non una, non due, non tre, ma infinite volte, e che continueranno a tradire,a tradire, e ancora a tradire! Dio, io osservavo loro e mi interrogavo, sono dubbioso!»
«Angelo, continua a parlare a Colui che, Solo, è Tre Persone»
«Perché li ponesti al di sopra del Creato, perché donasti loro il tesoro della Terra, perché non li gettasti con l'Angelo Decaduto, quando per la prima volta cedettero alla presunzione? Perché?»
«Io creai luce e tenebra, creai cieli e terre, acque e montagne, foreste e praterie, volli il sole e le stelle, volli aquile e delfini, volli piogge e venti, volli leoni e volli gazzelle: diedi al mondo regole e principi, poi creai l'Uomo. A lui concedetti grande onore e il mio rispetto, lo amai e gli diedi una compagna, la Donna, e allora fui contento anche io quando vidi il sorriso sulle mie creature. A loro imposi una sola regola e loro riuscirono a violarla. Li condannai. Li cacciai. Eppure soffrii quel giorno: vidi le mie creature più amate allontanarsi dal mio giardino, li vidi piangere per la fame, udii la Donna gridare nel dare alla luce un giovane Uomo, fino nell'alto dei cieli risuonarono i colpi della zappa dell'Uomo sulla dura terra. Soffrii, mi resi conto di amarli comunque, nonostante tutto io continuavo ad amarli. Concedetti un'altra possibilità: ma ormai il giardino era perduto, purtroppo la corruzione era già entrata nel cuore di quelle mie sublimi creature. Nelle generazioni continuarono a sfidarmi, continuarono a tentarmi, loro, i creati mettevano alla prova me, testavano il mio amore. E oggi, dopo tutto questo tempo, non posso, ripeto, non posso non amarli. Ogni volta che uno di loro piange, soffre davvero, allora anche la mia guancia è rigata da una lacrima; quando un uomo calpesta un suo simile, lo umilia, lo inganna, allora il mio cuore si stringe, come stretto in una morse insopportabile. Io che tutto so, che tutto conosco, che tutto comprendo e che tutto ha creato, Io, l'Onnipotente, il Signore della Storia e della Vita, Io non so perché continuo ad amarli. Forse è per quel bambino che si avvicina a un'altro bambino, il quale piange perché è preso in giro dai compagni, e gli offre metà del suo panino con la cioccolata; forse è per quel ragazzino che non ha paura di intromettersi in una rissa per difendere uno che nemmeno conosce da ingiuste botte, volute dal razzismo; forse è per quella donna che, senza che nessuno lo sappia, dà ogni giorno al clochard che sta davanti all'ufficio del fidanzato parte delle sue mance da cameriera; forse è per tutte queste piccole speranze che spesso passano in secondo piano, che vengono ignorate e dimenticate solo perché non sono così eclatanti come un omicidio o checchessia! Io li amo»
«Dio, perdonami se continuo a chiedermi perché»
«Angelo, le stesse domande che ti poni tu quassù, nell'alto dei cieli, anche laggiù, sulla cruenta polvere della Terra, qualcuno se le pone. Vedi, angelo, anche sulla Terra ci sono persone che riescono e vogliono ascoltare la mia voce, perché le mie leggi e le mie regole non sono state cancellate: amore, pietà, gioia, comunione, tutte sono ancora laggiù come lo sono quassù, solo, purtroppo, qualcosa si è rotto, l'antico equilibrio si è spezzato e l'odio, l'invidia, il male è entrato nei cuori degli Uomini ...
Loro possono vincere queste bestie oscene, queste ingannatrici crudeli e quando lo faranno io sarò lì, perché io li amo sarò sempre pronto a riabbracciarli!»

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